Poesia e Narrativa


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Catalogo (selezione 2007-2008)

Copertina dellìAntologia Voci del Duemila ed. 2007

AA.VV. – VOCI DEL DUEMILA – I poeti del Terzo Millennio – Ed. 2007 - cm 16x23 – pagine 112
Prezzo di copertina: Euro 13,00

Il senso ed il valore della ricerca poetica passano necessariamente attraverso le scelte da operare; siccome qualunque scelta presuppone un’esclusione, sappiamo che affrontare un lavoro antologico significa confrontarsi con una selezione che ha operato sostanzialmente tagli su tagli. In questo gli autori che di anno in anno decidono di arricchire con la propria presenza le diverse edizioni di Voci del Duemila, offrono un saggio di scelte che li portano a presentare una, o l’altra, delle loro composizioni secondo criteri che appartengono a ciascuno di loro e che sono, logicamente, regolati da infinite ed insondabili variabili.
Ecco che la caratteristica del volume non va affatto ricercata in una improbabile unità di intenti, bensì nel comune desiderio di offrire, appunto, la propria “voce”, senza altra discriminante. Emerge da queste pagine, quindi, non la compattezza di un discorso definito, ma la variegata ricerca di tanti possibili spunti di comunicazione artistica quanti sono i nomi degli autori che presentano la loro composizione.
Di tanto in tanto, con le edizioni di Voci del Duemila, lancio a me stesso la sfida di ricercare, se non proprio un denominatore comune, quanto meno una logica ricorrente di temi e strutture stilistiche, valida per un certo numero di autori. Quest’anno mi sembra di poter mettere in evidenza una qualche insofferenza nei confronti dei versi tradizionali; alcuni di questi nostri poeti hanno, per così dire, “sfondato” il verso, frequentato l’ipermetro, lambito panorami più legati alla prosa che alla poesia, come se l’urgenza delle cose non consentisse, almeno ad alcuni di loro, di lavorare sulla pulizia sintetica ed espressiva ma dettasse l’esigenza del respiro lirico più ampio. Non è, naturalmente, né una nota di merito né una nota di demerito; è la sottolineatura di un percorso, un appunto di viaggio, uno strumento notato.
Concludo ricordando una massima, che può anche essere da noi utilizzata come un consiglio, e che sviluppata suona più o meno così: le poesie, che facciano parte di una raccolta, di una silloge o di un’antologia, non si leggono mai tutte insieme; le poesie si leggono, e si rileggono, una alla volta.

RODOLFO VETTORELLO – Al di là del muro – Storia di Gildo – cm 13x20 – pagine 70
Prezzo di copertina: Euro 10,00 - ISBN: 978-88-89558-28-7


Opera vincitrice dell’Edizione 2007 del Premio L’Incontro – Sezione C


“Frammenti narrativi non organizzati cronologicamente, introducono alla conoscenza di luoghi e personaggi che affiorano dalla memoria illuminati di magica consistenza. Il racconto di Rodolfo Vettorello, narratore di pregio eccezionale, ha un costante respiro lirico in grado di mantenere la tensione della prosa e del recupero delle vicende sempre al livello di massima godibilità. “

RODOLFO VETTORELLO è un architetto che ha il suo “violon d’Ingres” nella Poesia e nella Narrativa. Della Poesia lo appaga la necessità di sintesi e il ricorso a metafore per dire tutto il significante. È solo il suo “violon d’Ingres”, ma una passione talmente forte da riempire tanti spazi vitali. Nella scrittura Vettorello persegue un ideale di tensione e di respiro lirico e una ricerca sulle modalità espressive. Numerosi i premi e i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti.

Copertina del libro Al di là del muro di R. Vettorello
Copertina del libro Il fabbricatore di sogni di S. Galleano

STEFANO GALLEANO - Il fabbricatore di sogni – poesie - cm 13 x 20 - pagine 96
Prezzo di copertina: € 8 - Codice 60891 - ISBN 978-88-89558-13-3

Q
uesto libro può essere richiesto direttamente all’autore al seguente indirizzo e-mail: stefano.galleano@plferrari.com


Tutto il canzoniere di Galleano, che raccoglie i molteplici prodotti di un’autentica fucina di sogni, ruota intorno alla variegata possibilità che danno le occasioni poetiche. In effetti non esiste una tematica centrale, ed anche a voler raggruppare le macrostrutture concettuali di questo autore in un numero limitato di unità pluricomprensive si fa un buco nell’acqua. Logicamente alcune suggestioni si rincorrono in più di una lirica (penso soprattutto al lirismo romantico dei versi sentimentali, cioè le poesie d’amore in senso stretto), ma generalmente, di brano in brano, si passa da un incanto all’altro, da un’osservazione all’altra.
Molto dell’impasto magico di cui sono costituiti i versi de Il fabbricatore di sogni è legato a simboli, molteplici, ai quali si può legare, non tanto il significato, bensì il percorso dell’esistenza, o attraverso i quali si possono leggere in modo agevole le linee dello sviluppo di un pensiero che rifiuta l’accettazione passiva di ciò che accade, e rifiuta soprattutto la logica della mancanza di stupore. Simboli del sogno come costruzione continua, visioni prospettiche e solo appena deformate dal punto di vista privilegiato di un equilibrista che osserva il mondo, consapevole di trovarsi sospeso tra il volo e lo sprofondo, e in fin dei conti incapace di decidere se esserne terrorizzato o felicemente incantato.
La poesia di Galleano, quando non si libra leggera e commossa nel volo dell’osservazione di particolari forme anche nascoste di bellezza dell’esistere, conosce prese di posizione decise: disvela quindi l’inanità velleitaria degli uomini, così come l’individualismo sfrenato che non lascia spazio all’ascolto, alla visione serena dell’altro (si leggano in proposito due liriche quali La giusta voce e L’acquario). Tra le righe è possibile scovare la denuncia del gioco di perpetua insoddisfazione che spinge l’uomo ad affannarsi inutilmente per cercare di essere sempre ciò che non è; la costante speranza alimentata dal poeta è che il viaggio termini con la conquista dell’eternità in cui si possa riconoscere il vero volto delle cose, senza più infingimenti ed inganni, senza più le tante maschere della gigantesca carnevalata alla quale siamo avvezzi, come tratteggia proprio la chiusa del volume.
Il tempo della vita è interpretato anche come metafora di un’architettura da romanzo, nella quale gli uomini si agitano instancabilmente senza accorgersi di essere pedine di una mente superiore, che le fa muovere secondo precisi intendimenti.
Ma attenzione: questa carenza di approdi sicuri e di certezze su cui poggiare il nostro cammino mortale non è assoluta; a compensarne il disagio è la purezza dei sentimenti, anche qualora essi siano dolorosi e impongano distacchi atroci, ferite indelebili e profonde. La passione, il calore del cuore, gli sguardi innamorati per le persone e le cose, cioè la dimensione più compiutamente religiosa della nostra vita terrena, salvano dal naufragio assoluto, tanto nei frangenti in cui fanno più male quanto nei momenti splendidi di abbandono gioioso, come sembrano suggerire le numerose liriche dedicate alla meraviglia della paternità, oppure gli struggenti e bellissimi versi che il poeta dedica alla nonna, vero archetipo del confronto quotidiano con la vita, il tempo e la storia.
In tutto il percorso della raccolta, la libertà del poeta è contrapposta alla fredda ottusità, all’alterità impoetica che non manovra simboli e riletture del bello, che non se ne cura. Significative risultano le immagini crepuscolari di giardini incolti e di lapidi dimenticate, per suggellare l’incon-sistenza della vita dell’uomo, laddove manchi di sguardi sublimi, di sorprese infantili, di contemplazioni estatiche.
C’è spazio (ad esempio in Giocano) per una cruda accusa all’imbecillità del tempo presente che parte dai primi anni di vita di un uomo, dai suoi giochi e dalle inclinazioni; una contrapposizione con un tempo “altro” che, se ci guardassimo bene intorno, faremmo fatica a liquidare con il luogo comune che vuole illusorio il giudizio positivo sul passato. C’è effettivamente molto di vero in quest’accusa, per quanto abbia il suono del già sentito; ma il destino di ogni buona idea scomoda, nel nostro presente dominato dalla ipercomunicazione, è proprio quello di essere smontata nel momento in cui viene ripetuta più volte, quindi svuotata del significato originario.
Galleano compone in versi quasi sempre autonomi l’uno dall’altro, quasi a voler conferire una sorta di ritmo spezzato che renda indipendenti, anche a livello fonico, i singoli pensieri, rispettando quindi, anche dal punto di vista del significante, la distribuzione poliedrica e multiforme dell’intero libro (Alessandro Mancuso).

L’AUTORE
Noto chitarrista dell'ambiente musicale genovese e nazionale entra nel mondo artistico agli inizi degli anni Ottanta sviluppando ed affinando le sue tecniche chitarristiche nell'ambito dei generi rock e blues. Il suo grande interesse ed amore per l'arte lo portano a tentare nuove esperienze creative. Nel 2005 si avvicina al mondo della pittura realizzando numerose tele che sono piena espressione del suo estro mentre nel 2006 inizia la sua nuova avventura dedicandosi alla stesura di romanzi e di riflessioni alcune delle quali vengono appunto raccolte e pubblicate in questo volume. Per ulteriori informazioni sull'attività artistico-letteraria di questo autore si può visitare il sito www.stefanogalleano.it

VANESSA CARETTI – Frammenti di vita – poesie - pp. 50 – cm 13x20 - Codice 60881 - ISBN 88-89558-11-9 - Prezzo di copertina: Euro 8,00

Una poesia di vortice, impetuosa, come certe giornate di vento così vigoroso da dare l’impressione di non voler finire mai. Eppure il vento arriva fulmineo e fulmineo se ne va; torna, retrocede, si nasconde ancora, sembra passato e invece rieccolo, all’attacco di foglie, giornali, capelli. Rieccolo all’attacco pervicace e veemente dei nostri pensieri. Le liriche di Vanessa Caretti possiedono questa forza accesa, questa capacità di avanzare a folate, con rapide riflessioni sul vivere, sulla passione, su quanto di travolgente ti coglie in ogni giornata, se sei disposto a lasciarti sbattere sul viso emozioni, sogni, visioni, dubbi, incantamenti e accensioni dell’anima, come fossero appunto foglie improvvisamente impennate dal vento davanti ai tuoi occhi. E appunto al dio Eolo è dedicato un trittico di poesie nel sottofinale di questa raccolta, prima dell’emblematica chiusa che, coerentemente con tutto il resto, non ferma certo il discorso e la fascinazione ma lascia spalancate le porte al continuum dinamico che sorregge l’intera opera.
Componimenti rapidi, di sviluppo verticale e corrente; non si soffermano mai, e sono d’altra parte frammenti di vita. Trovano invece nella corsa all’accumulo emozionale la loro cifra stilistica. Ogni pretesto di vitalità ribollente possiede i titoli per entrare di prepotenza nella vis poetica dell’autrice; l’intimo è scardinato nelle sue difese naturali e portato alla luce di slancio, come snidato dal proprio silenzio peculiare al fine di conquistare il rumore assordante e godibile della passione gridata a gran voce, ridente e gioiosa.
Vanessa Caretti muove dal privato il turbine dei sentimenti, con le prime tumultuose liriche dedicate all’amore, quasi inni all’incommensurabile vitalismo del cuore e del corpo che palpitano all’unisono, per estendere successivamente, via via, il respiro dei versi all’osservazione esterna dei tratti del reale maggiormente consono alla propria ispirazione.

Copertina del libro Frammenti di vita di V. Caretti
Copertina del libro Io e... ancora io di E. Bonnes

EMMANUELE BONNES - Io e… ancora io… - romanzo - cm 14 x 20 - pagine 184
Prezzo di copertina: € 17 - Codice 51181 - ISBN 978-88-89558-10-2


Opera vincitrice dell’Edizione 2006 del premio L’incontro – Sezione D con la seguente motivazione:

La solidità del romanzo consiste nell’incisiva e geniale idea di fondo che ne sorregge la trama dalla prima all’ultima pagina e offre spunto per riflessioni di vario genere e e di carattere elevato. Gli eventi drammatici della vita dei molti personaggi che muovono i loro passi in questa storia, sono vissuti da angolazioni differenti; i punti di vista, costantemente capovolti fino a raggiungere la caleidoscopica e vertiginosa sensazione di un continuo rovesciamento di ruoli, rappresentano la vera ossatura dell’opera, la quale si avvale non di una vicenda principale attorniata da altre confluenti, ma di molteplici vicende che convergono verso la medesima direzione e situazione, allo scopo di consentire all’autore la conquista di un messaggio che non è la banale contrapposizione tra egoismo e altruismo, bensì la consapevolezza della presenza della nostra storia e della nostra vita nelle storie e nelle vite di tutti gli altri. La lettura del romanzo di Emmanuele Bonnes avvince ed incuriosisce; inoltre, grazie al riuscito esperimento di dar corpo e realismo ad un assurdo psicologico (o a teorie affascinanti ma discutibili come quella della metempsicosi), ci chiama in causa e ci costringe ad un’osservazione che rischia di farci apparire plausibile ciò che è solo un eccellente espediente narrativo, per quanto foriero di dinamiche speculative.


L’AUTORE
Emmanuele Bonnes è nato a Trieste. E’ stato giornalista di settimanali e quotidiani locali e conduttore e radiocronista sportivo di emittenti private. Nel 1983 è uscito con un disco 45 gg. dal titolo “Mille volte”.
Ha recitato come attore radiofonico in alcune commedie con il laboratorio 103.
Nell’aprile 2006 ha pubblicato il primo audio-book di poesie in dialetto triestino “Trieste: zità de veci? …No! de zente vissuta!”.
Dal 1984 lavora al Teatro Stabile del Friuli – Venezia Giulia.
Questo è il suo primo romanzo, scritto nel 2000.

ENNY BICE SATTA – La pubblicità degli anni 1920-1940 (ricordi e rimpianti) – cm 17 x 24 – pagine 240 - illustrato
Prezzo di copertina: Euro 25,00 - Codice 45141 - ISBN 978-88-89558-07-2


A breve distanza di tempo dal successo di Schegge del passato, sua ultima fatica storico-artistica, Enny Bice Satta torna a parlarci degli anni venti-quaranta. Questa volta lo fa attraverso le pubblicità dell’epoca.
In questo libro vengono esaminati oltre centosettanta inserti e manifesti pubblicitari, in un racconto che abbraccia ogni settore dell’economia e che nello stesso tempo lascia spazio anche al ricordo e al rimpianto per un’epoca che non c’è più.

I
n uno di quei pomeriggi grigi dell’autunno, in cui non sei invitata ad uscire di casa per timore della pioggia, mi sono dedicata a riordinare una parte della mia vasta biblioteca e tra i vari libri mi capitò un grosso volume, che non ricordavo di possedere; infatti era stato rilegato molti anni fa e conteneva alcune riviste degli anni 1930-40, vale a dire riviste di settant’anni fa. Incuriosita, incominciai a sfogliarle e un’infinità di ricordi si accavallarono nella mia mente. Soprattutto mi stupii dell’abbondante pubblicità, che anche allora veniva inserita in esse. Allora pensai: “Perché non fare una carrellata di queste fonti d’informazione, per metterle al confronto con quelle attuali?”. Dal pensiero al computer trascorsero pochi minuti ed ora sono qui, per dividere con voi emozioni e ricordi (Enny Bice Satta).

Copertina del libro La pubblicità 1920-1940 di E.B. Satta
Copertina del romanzo Tra qualche anno saremo tutti ricchi di A. Mancuso

ALESSANDRO MANCUSO – Tra qualche anno saremo tutti ricchi – romanzo - cm 14 X 20 - pagine 292
Prezzo di copertina: € 5,00 - Codice 51121 - ISBN 88-89558-02-4

La storia raccontata in queste pagine è dedicata a tutti coloro ai quali le cose vanno male, e in maniera reiterata. Ecco. È proprio un regalo per loro, ovvero per la categoria di persone maggiormente reiette nel nostro tempo. Quelli di cui non si occupa nessuno, neanche le associazioni umanitarie. Quando se ne occupa la filosofia cabarettistica è solo per tinteggiare di comicità la loro condizione sfortunata, definendola con quel termine così inflazionato e riduttivo che non mi va di ripetere, proprio in quanto ammantato di velleità sdrammatizzanti e consolatorie, esorcizzanti, come usa dire. Ma non è della dea… “sbendata” che ci si vuole occupare qui. Le ragioni del male sono storicizzabili e non casuali, determinate anziché fatalistiche; potrebbero avere persino dei nomi, se non proprio di individui, almeno di tendenze ideologiche, o di precisi comportamenti. Caso mai è l’impostazione del mondo attuale ad essere colpevole di far dipendere la felicità di una persona dal numero, vincente oppure no, pescato nel bussolotto. La logica del vincente che ha ragione, a prescindere da tutto. E non nello sport, dove avrebbe un senso.
Qui si parla di quelli che si sentono dire che “se ti va così male un po’ sarà anche colpa tua. Sei tu che polarizzi le negatività…”. Ordunque, questa storia vorrebbe dimostrare che non è sempre così: la morale dell’ottimismo ad ogni costo, ottusa come tutte le morali, non fa bene a chi affronta progressive e talvolta inarrestabili derive dell’esistenza. D’altra parte è consuetudine, quando qualcuno ci chiede: “Come va?” rispondere: “Bene”, anche se non è vero. Perché lo facciamo ormai meccanicamente. Se dicessimo: “Male”, l’interlocutore si pentirebbe subito di averci fatto la domanda. Questo significa non essere liberi. Insomma, non raggiungere gli obiettivi, anche in assenza di responsabilità dirette, è diventato oggetto di vergogna.
Il romanzo ha un altro pretenzioso obiettivo: fare innervosire gli ottimisti ad oltranza – che valgono quanto i benpensanti di un tempo. Infatti è una storia intrisa di vittimismo, di operazioni nostalgiche, di insofferenza, di insoddisfazione, di piangersi addosso (quando ti scappa che fai? Ma ti piangi addosso, benedetto il Cielo. E che sarà mai?), di retorica e populismo, di aneddotica, di sarcasmo infastidito e di polemiche urticanti. “Non siate polemici”, diceva il mio oroscopo di un giorno che non ricordo. Come si fa a decidere di “non essere polemici”? Non è mica una scelta estetica. Come se uno fosse polemico perché in quel momento gli va così! Avrebbe lo stesso senso consigliare: “Non fatevi venire il raffreddore”.
Detto questo, e sperando con la presente storia di spingere ad uno sbocco di sangue i tanti paladini dell’ottimismo modernista imperante (“ciascuno è artefice del proprio destino…”; ma vaff…), diciamo anche che, paradossalmente, non è affatto una storia triste. Pensate: in tutte queste pagine… non muore nessuno! Cosa può esserci di più triste della morte di un uomo, magari ammazzato da qualcun altro?
Eppure la nostra epoca, così acerrima nemica della tristezza, ci propina, libri, film, telefilm e fiction di ogni genere dove c’è almeno un morto ammazzato su cui qualcuno deve indagare. E i parenti del morto? Che tristezza a pensarci. E tutto quello che chi è stato ucciso avrebbe potuto continuare a fare se non fosse stato ucciso? Mi viene da piangere. Ad un certo punto vorrei dire che non mi frega che scoprano chi l’ha ucciso. Tanto è morto, poveretto. Ed io ci sto male. Perché nessuno si accorge di questa tristezza? Perché nessuno la combatte?
No. Si irritano se io racconto, poniamo il caso, di un lavoratore precario, sradicato e smarrito, il quale, senza avere colpe precise, si ritrova fallito in ogni aspirazione della sua vita, professionale ed umana, e decide di tornare al proprio paesello, ma in un’epoca del passato, con una specie di macchina del tempo, altrimenti trastullo per ricchi annoiati, come prima o poi diventeremo tutti. In un’epoca del passato in quanto quella antecedente gli anni Venti del Duemila (cioè quando si svolge la vicenda) gli fa semplicemente schifo.
In questo romanzo, che porta un titolo così beffardamente beneaugurante, anche se nulla va nella direzione sperata dal protagonista, vero eroe della sorte grama (e non antieroe, che è già diverso), non si verifica alcun decesso, né per cause naturali, né per cause violente. Arrivano tutti vivi e vegeti alla fine. Magari un tantino incazzati ma assolutamente vivi ed in salute. Di questi tempi, vi sembra poco?


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