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Libri Novità
Carlo Paludi - Periferie - poesie - Euro 10,00
Questa nuova raccolta di poesie di Carlo Paludi rivela immediatamente, fin dal titolo, Periferie, la sua caratteristica essenziale: descrivere quella realtà cittadina, rilevante ma pur sempre marginale, che sono nelle moderne città le periferie, i luoghi più simili tra di loro di una città con un'altra. Infatti, mentre i centri storici, i nuclei delle città e anche i quartieri moderni (seppure in misura meno rilevante) hanno una loro fisionomia autonoma, delle loro caratteristiche originali, le periferie sono sempre ed ovunque accomunate da aspetti di vita, da configurazioni, dalle persone che le abitano, almeno molto simili, se non proprio uguali, pur a distanza di chilometri e chilometri. Parlare delle periferie, quindi, è parlare di tutte le città e di tutte le persone che in esse vivono, a qualunque latitudine o longitudine si trovino.
Questo è quello che il poeta coglie: un poeta che già nelle raccolte precedenti si era dimostrato sensibile ai luoghi, quelli cittadini e quelli campestri, in cui trascorre la sua vita. Qui invece l'osservazione si fa esterna, letterariamente eterodiegetica, soprattutto perché il poeta non ha esperienza e consuetudine di vita con la periferia. Le periferie della sua città, Genova, le ha attraversate ed osservate con occhio attento ed indagatore, ma soprattutto con animo partecipe. E sono proprio quest'occhio indagatore e questo cuore sensibile che hanno fatto sì che l'osservazione sulle periferie potesse diventare poesia, che questo mondo, anti -idillico per eccellenza, fosse capace di ispirare parole efficaci per tratteggiarlo, per descriverlo, tali da penetrare nei suoi problemi, nelle difficoltà della vita che lì, nelle periferie appunto, ogni giorno si svolge.
La silloge si divide in due sezioni: il titolo della prima, Inferno di periferia, è fortemente emblematico, in quanto presenta subito una caratterizzazione non solo negativa, ma umanamente stravolta di questo mondo, in quanto l'inferno è il massimo di opposizione negativa al vivere. Se ci inoltriamo nel testo, il riferimento letterario che più facilmente ci viene in mente è quello delle Malebolge dantesche, in particolare per il "color ferrigno", per lo stravolgimento dell'umano, mentre per il configurarsi del vivere in questo mondo alienante delle periferie non possiamo non andare col pensiero a tante pagine dei romanzi di Zola. Anche qui nelle poesie di Paludi a dominare in questi quartieri è il senso di grigia caligine sprigionata dalle ciminiere che punteggiano l'ambiente, in cui si notano fermate dell'autobus sporche e puzzolenti di latrina, in cui si aggirano persone protette da pesanti grembiuli di cuoio o con addosso la tuta blu, che sperano arrivi presto un "autobus arancio", sentito come una "zattera" di salvezza, capace di portarli lontano, fuori da quel mondo, di cui si avverte il peso insostenibile, in quanto tutto riflette ed esprime la disumanità di un lavoro, sempre troppo faticoso, sempre troppo prolungato. Qui il vivere è una fatica, un disagio, anche perché difficili sono i rapporti umani, difficile è il dialogo, difficile la condivisione, tanto che a dominare è la solitudine, la chiusura nelle proprie difficoltà, senza spiragli di apertura verso qualcosa di diverso.
La seconda sezione è anch'essa emblematica fin dal titolo, Cielo di periferia, che porta subito ad ampliare l'orizzonte, ad aprire lo sguardo verso una dimensione più ariosa, per almeno intravedere una possibilità, che, seppur faticosamente, può diventare speranza. La dura crosta che sembrava gravare sulle periferie presenta ora delle crepe ed è una "cosa strana". Ci sono parole che gli uomini sanno e che possono scambiarsi tra di loro, c'è un uomo che può trovare soddisfazione nella sua vita tanto da sentirsi nel suo piccolo, un "re" che plana "leggero/ Nel Paradiso/ Di questo quartiere/Stupito". Ecco, è proprio lo stupore con cui guardare questa realtà ambientale che può diventare la chiave di volta, l'atteggiamento capace di umanizzare un mondo e di aprirlo a prospettive di umano riscatto. Questo è, in ultima analisi, il messaggio profondo che il poeta ci vuole dare con queste sue liriche: è l'uomo che lo abita, che lo guarda, che lo vive, che determina un ambiente, un mondo, e solo se sa rapportarsi ad esso con tensione attiva, senza passivamente subirlo, può trasformarlo da negativo in positivo. L'importante è appunto sapersi stupire sempre della vita, in qualunque condizione.
Rosa Elisa Giangoia
Carlo Paludi ha pubblicato:Tornati da te (tradotta anche in inglese con il titolo Come back to yourself), Rido domani e Desilandia.
Vive a Genova con la moglie Brigit, ma molte stagioni ha trascorso a San Maurizio, vicino Rapallo, che è diventato nel suo orizzonte il paese dei sogni, dei desideri e del mito.
Desilandia, come dice il titolo di un suo libro, è la terra dell’innocenza, il dolce tempo della giovinezza e della memoria.